Esiste il destino? E il libero arbitrio?
Valentina Balestri - 01/01/2016
Qualche anno fa ho avuto il grande piacere di visitare l’India.
Spesso mi domando "è stato il destino o il libero arbitrio a condurmi in un paese così diverso dal mio?"
Ricordando l’India, così affascinante e cruda, mi viene in mente un orologio a pendolo: il suo oscillare tra la luce potentissima di una profonda spiritualità e il buio completo nel quale si viene inghiottiti della povertà, è così potente che non si può dimenticare.
Questa dualità si percepisce in ogni dove, trasportata dalla polvere che si respira nelle strade, fino alle rive dei fiumi sacri, ma soprattutto si trova nella voce delle persone.
Immaginare un posto così è una cosa; viverlo, un’altra!
Quando sali sull’aereo, di ritorno verso casa,
hai tante cose in più negli occhi
e ogni storia che hai sentito raccontare, la porti con te,
nella valigia del cuore.
Ecco perché, quando in redazione è arrivato il libro di Ramiro Calle, scrittore, viaggiatore e rinomato maestro di yoga, ho sentito subito un legame: più che un libro è un diario di viaggio che racconta l'Oriente.
Ora, dopo averlo letto, la mia domanda iniziale “è stato il destino o il libero arbitrio?”, ha trovato una risposta.
Per spiegarmi meglio, qui sotto, riporto un estratto.
Estratto dal libro “50 Racconti per Meditare... e da Regalare”
Destino o libero arbitrio?
Un gruppo di allievi discuteva animatamente sull’esistenza del destino.
Non riuscivano in nessun modo a mettersi d’accordo, e le posizioni di ciascuno si facevano sempre più radicali.
Si trovò a passare da quelle parti un saggio e così gli chiesero che facesse da mediatore nella discussione.
Gli esposero l’argomento del dibattito e gli chiesero se per lui esistesse il destino o il libero arbitrio.
Dopo aver riflettuto un momento, tranquillamente, il saggio affermò: «Siete come il corvo e il gufo, entrambi vogliono imporre all’altro il proprio punto di vista: per il corvo il giorno è il giorno e per il gufo lo è la notte. Perché vi perdete in posizioni così radicali, in opinioni così estreme?».
Gli allievi si sentirono disorientati e, per un attimo, mortificati.
«Vi racconterò una storia, aggiunse il saggio.
– C'era un uomo, e quest'uomo era un eccellente calzolaio, il migliore che si potesse immaginare. Fabbricava le scarpe più belle e allo stesso tempo più comode, ma egli – amici miei – era nato in un paese dove le persone non avevano i piedi. Questo è destino.
Ma ascoltate, non per questo il calzolaio si perse d’animo, niente affatto. Giacché era molto creativo e sagace, per cosa credete che impiegò le sue energie?».
Gli allievi si guardarono l’un l’altro incuriositi e non seppero cosa rispondere.
Il saggio, sorridendo, aggiunse: «Ebbene, usò le sue abilità per fabbricare guanti eccezionali, poiché la gente del suo paese aveva pur sempre le mani. Questo è libero arbitrio o volontà».
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Riflettiamo un po'...
Esiste il destino, ma anche il libero arbitrio.
Si nasce nel corso di un fiume (un paese, una famiglia, determinate circostanze…), che è il destino, ma dentro di esso si può nuotare contro corrente, lasciarsi trasportare dalle acque, preferire l’una o l’altra sponda, immergersi o nuotare in superficie, e tutto questo è libero arbitrio.
Ognuno può quanto meno cambiare i propri comportamenti interiori, migliorare e – come diceva un maestro – quando non sia possibile modificare le circostanze esterne, si potrà sempre cambiare il proprio modo di reagire e prendere le cose in maniera più vantaggiosa e costruttiva.
Sono sono l'intenzione e le nostre scelte di vita quelle che possono cambiare le possibilità che il destino ci ha imposto.»